Progetto Solo Backpacker: il biglietto, il tassista, la sim

dicembre 12, 2017 § 1 Commento

Il lato oscuro del biglietto a poco

Quando il biglietto costa davvero poco e sembra un vero affare… ecco… devo ricordare alla mia futura me che non lo è mai al cento per cento. C’è sempre qualcosa dietro quel “affarone”. Per esempio, l’ottimo orario di partenza che ti permette di viaggiare comodamente con la metropolitana e il treno senza dover scomodare nessuno, e quello di arrivo che ti permette di acclimatarti all’orario locale (e di non far tardissimo a chi ti viene a prendere). Cinque ore il volo tra Malpensa e Riyadh e 9 ore tra Riyadh e Manila. 14 ore il totale del volo intercontinentale. Dove sta l’inghippo? È tra quei due voli, lo scalo e l’attesa a Riyadh… di nove ore! La svampita che è in me non l’aveva proprio visto… ero così contenta del costo del biglietto che non avevo fatto proprio caso a questo lunghissimo scalo. La cosa più bella sicuramente di quelle ore sono state le persone! I moltissimi filippini che abitano a Milano e dintorni (che ovviamente non conosco e credo di non aver mai visto) che erano ad attendere con me. Alla ricerca di un posto dove far passare nove ore ero decisa a star bene seduta da qualche parte a mangiare e a “studiare” il Lonely Planet oppure di usare a scrocco il wifi gratuito dell’aeroporto. Legenda metropolitana vuole che ci sia questo fantomatico lounge passeggeri dove ti servono da mangiare a volontà quando c’è di mezzo uno scalo così lungo. È così che avevo trovato in un apparentemente innocuo lounge un piccolo gruppetto di viaggiatori solitari e un susseguirsi di altri viaggiatori quasi tutti del mio stesso volo speranzosi di mangiare qualcosa. La condivisione di storie e di esperienze mi ha fatto passare velocemente quelle ore. Sono solitamente poco socievole o comunque diffidente a confidare e persino ad ascoltare gli altri (penso sempre di farlo già fin troppo al lavoro) ma in qualche modo forse inconsciamente non volevo stare troppo da sola in questo viaggio. Ed ho fatto bene.

La cosa losca intorno ai tassisti di Manila

L’arrivo a Manila ha sempre qualcosa di traumatico. Anche qui, inutile far affidamento al wifi dell’aeroporto di NAIA dove non riuscivo in alcun modo a collegarmi. Niente durante la lunghissima fila all’immigrazione dove per la prima volta ho fatto la fila dei “foreigners passport” e dove l’impiegato/funzionario mi ha chiesto come mai non avessi compilato il modulo dell’immigration card. In aereo non credo l’avessero dato. E non sono nemmeno riuscita ad avvicinarmi ai banconi laterali delle code dove erano a detta del funzionario. Mi ha chiesto se parlassi filippino, alla risposta affermativa mi ha detto di ricompilarlo la prossima volta, tanto sono “metà filippina” sempre a detta sua. Nessun collegamento wifi neanche al recupero bagagli. E alla fine sono ricorsa al Carissimo Santo Roaming per chiamare mia cugina. A quanto pare tutti gli accompagnatori vari dei passeggeri non hanno più l’accesso all’aeroporto ma possono solamente accimpagnare o attendere dal marciapiede opposto. Davanti all’aeroporto ci sono i taxi “ufficiali” e una quantità innumerevole di persone che non hanno alcuna ragione per stare lì se non quello di fare da intermediatore tra passeggero/turista e i tassisti. Gli dici che devi andare in posto X e loro ti dicono l’importo “equo e corretto” da dare per la corsa. 650 php (ca.11€) per 3/4 km di corsa… dove con Uber o Grab si spenderebbero ca. tra i 70-300 php. Il problema appunto è che non riuscivo a connettermi con il cellulare per prenotare la corsa. Usciamo dalla zona dell’aeroporto e ci dirigiamo dove i locali prendono le jeep, ci sono altre persone con le valigie che fermano e contrattano con i tassisti. Anche qui non scendono sotto i 500 php. Mia cugina suggerisce di prendere una jeep, in un’altra occasione avrei accettato per l’esperienza ma con due zainoni backpacker no. Nel frattempo si avvicinano parecchi “tambay” (deformazione della parola standby, generalmente ragazzi/uomini nullafacenti o comunque che non hanno “ufficialmente” un lavoro) che si offrono di fermare il taxi per noi al prezzo che decido io e di caricare anche gli zaini sul taxi. Chiedo se gli devo dare la mancia e mia cugina dice che sarà il tassista a farlo… la stessa funzione di quei dipendenti ufficiali davanti all’aeroporto. Il massimo che ero disposta a concedere è di 400 php (6/7€), sempre comunque più di quello che avrei pagato per un Grab o un Uber. Il tambay riesce a fermare un taxi, fa una scenata insultando il tassista che si azzarda a rialzare, ne ferma un altro su cui finalmente saliamo. Il tassista gli dice di chiedere la mancia a me se no non parte. Alla fine, gli ho dato 20 php (ca. 0,30€).

Quando mi sono resa conto di quanto poco valessero i venti pesos (nella mia vita quotidiana in Italia), ho pensato che sono stati i soldi meglio spesi della giornata. E un po’ mi sono sentita tanto piccola per aver pensato anche solo minimamente di non dargli la mancia. Tanti pensieri in testa, 30 centesimi non sono neanche un caffè alla macchinetta al lavoro (0,50€), esiste una cosa chiamata “bentelog” (dalla parola “bente”, 20 e “log” (itlog, uovo) ed è appunto un “menu” che si compra nelle “karinderya” (eatery improvvisati) a 20 pesos che consiste in riso, spam e uovo fritto (derivato dal menu “-silog” sinangag itlog, riso saltato in padella e uovo fritto, famoso qui). Dicevo, tanti pensieri e sono tutti alla rinfusa.

Quanto è indolore fare una sim nelle Filippine

Per fare una sim prepagata in Italia, devi avere un documento valido e il codice fiscale, capisco che c’è di mezzo tutta una questione di lotta contro il terrorismo e cose varie ma a volte la prassi è molto burocratica. Mi chiedo come facciano i turisti in Italia se devono chiamare o navigare. Con quale sim lo fanno?

Qui puoi fare una sim subito in aeroporto e persino nei 7/11. È quello che avevo fatto quattro anni fa, ma la sim che avevo acquistato in aeroporto era difettosa e non aveva mai funzionato ed è per questo che ero ricorsa al 7/11 dove non mi hanno richiesto alcun documento, solo di pagare. Questa volta, mi sono portata il pocket wifi e sono andata in uno dei punti vendita della Globe all’interno della catena SM. A 40 php puoi avere una sim e con 1000 php un piano tariffario illimitato di dati navigazione per un mese. Per inciso, quanto è appealing questo negozietto?

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Progetto Solo Backpacker: Prepartenza

dicembre 11, 2017 § Lascia un commento

Non so come non sia ancora andata in panico, considerando che ho fatto la valigia/zaino molto tardi… ed ho finito qualcosa come alle 23 di ieri sera con il dubbio di aver dimenticato sicuramente qualcosa di importante e con la rassegnazione di non poter portare molte cose. Mi rifarò al ritorno. Forse per me ha funzionato molto il non aver dormito molto causa tosse e raffreddore nonostante abbia bevuto molta camomilla. Avevo la sensazione di avere i sensi molto rallentati o comunque racchiusi in una bolla in cui tutto mi arrivava attutito. Le voci lontane e le reazioni quasi zero. Non sono andata in panico quando mi è arrivato il messaggio che il mio volo di collegamento a Riyadh è stato spostato di un’ora. Un pochino mi ero arrabbiata perché avevo letto che il primo volo era stato spostato di un giorno. Non sono andata in panico quando non riuscivo a fare il check-in online, ho dato la colpa al fatto che non avessi una stampante ma forse è meglio dire che non ero molto in me e che non ero molto sveglia e scattante in quel momento. Non sono andata in panico quand non riuscivo a chiamare mia cugina, quella che dovrebbe venire a prendermi in aeroporto, i mie genitori si sono adoperati per contattare altri due cugini attraverso FB e altro (ero però molto rassegnata). Ho l’indirizzo dove devo stare a Manila, saprò dare un’indicazione al tassista senza farmi fregare (i tassisti a Manila hanno la pessima reputazione di saper trasformare una corsa da php 200 in php1500 oppure in $100 o qualsiasi valuta abbia il passeggero malcapitato di turno)? Ho il cellulare, ho il tablet, la macchina fotografica, il router wifi portatile (devo comprare la sim a Manila), le prese internazionali, il passaporto, l’itinerario e il numero del volo, gli euro e i pesos (cortesia sempre dei genitori e di mia sorella), la carta prepagata, la carta di credito, l’app sul cellulare per avere il poratafoglio elettronico (lo so prima devo essere collegata). Posso partire! Aggiornamento: sono arrivata i aeroporto, ho fatto il check in, aspetto che il gate si apra.

Riformuli la domanda…

ottobre 11, 2017 § Lascia un commento

Era da un po’ che non mi capitava questo tipo di “dialogo”.

collega: M, il cliente mi ha chiesto che ha nazionalità hai. Ho risposto italiana e lui non ci crede.
cliente: Ma è vero?
io: Sì è vero.
cliente: Ma no…
io: Provi a riformulare la domanda.
cliente: Cioè?
io: Qualcosa come “Che origini ha?”, “I suoi genitori di dove sono originari?” ecc.
cliente: Ah, ecco… volevo sapere proprio questo!

La lunga giornata di una fangirl

settembre 24, 2017 § 1 Commento

Sabato

ore 8:00,
Mia sorella mi manda un messaggio con su scritto che Park Seo Joon è ancora a Milano, alcune sue ex colleghe lo hanno visto venerdì in Via Montenapoleone a fare shopping. Alloggia in uno degli alberghi più prestigiosi di Milano, all’Excelsior Gallia. A quanto pare, dopo aver presenziato alla sfilata di Gucci non era partito per Parigi o ripartito per Seoul ma era ancora a Milano per un servizio fotografico presso Villa Cazzola (ad Arcore MB).
È bello sapere che famigliari, amici e colleghi, anche se non lo capiscono, siano disponibili ad alimentare le tue pazzie.

ore 9:00
Aggiorno due pagine fb sulle informazioni che ho avuto. Le ragazze, altrettanto pazze e impazzite come me, mi incoraggiano ad andare a cercarlo.

ore 13:00
Esco dal lavoro, prendo la metropolitana direzione Milano con un occhio vigile su diversi social network. Senza risultati. Solo una foto in cui è di spalle circondato da un gruppo di persone (staff?) in giro per negozi, chissà di quanto tempo fa.

ore 14:00
Arrivo a Milano, mi dirigo verso l’albergo. Ci sono delle ragazze appostate. Chiedo a due ragazze sedute sul marciapiede di fronte se fossero lì per Park Seo Joon.
Quando hai tendenze al limite dello stalkeraggio, abituati a fare figure di me**a ed essere guardata come un’aliena. Non sanno chi sia e ovviamente sono lì per qualcun altro/a.
gallia

ore 14:30
Una ragazza inizia a chattare con me su messenger, chiedendo informazioni e novità. Era nata “un’amicizia” e un tacito accordo: uno scambio di intel degno degli agenti di qualche intelligence di dramalandia.

ore 15:00
Una turista inglese mi chiede chi stessimo aspettando e se ci fosse qualcuno di famoso lì in albergo. E mentre pronunciavo “I don’t know about these kids but I’m waiting for a korean celebrity!”, ho visto un intero film passare nel suo sguardo giudicante, ma ormai ero immune.

ore 15:30
Inizio a pensare ai massimi sistemi come per esempio il fatto che uno stalker o sasaeng fan debba avere un sacco di tempo e una dose di pazienza incredibile.
Intanto si è vista un’attrice americana che non conosco e i ragazzi intorno a me si sono illuminati correndo da lei per farsi fare una foto.
actress

ore 16:45
Un addetto al parcheggio forse impietosito chiede chi stessimo aspettando. “Questa alloggia qui, quest’altra in due giorni non ha cagato e salutato nessuno, questo è uscito sul retro, i cinesi se ne sono andati oggi.”
Poi si corregge, “il coreano se n’era andato oggi” ed io avevo fatto il palo inutilmente per quasi tre ore.
Una lezione per la prossima volta, fare subito amicizia con gli addetti al parcheggio, con gli uscieri e con gli addetti alle pulizie degli alberghi.

ore 17:00
Mi dirigo a prendere mia sorella al lavoro, quella che ha alimentato le mie speranze. Ancora speranzosa, partendo da Via Manzoni, percorriamo Via Montenapoleone, circumnavighiamo il negozio di Gucci e arriviamo in centro.
Se non era per questo attore, sarei stata lì a compatire le innumerevoli persone (un carnaio di persone) in quel quadrilatero a caccia di VIP, ma in quel momento ero una di loro.
Io continuo a guardare i volti dei passanti e mia sorella invece per terra. Almeno una delle due è stata fortunata, ha trovato 50 euro per terra.
gucci

ore 18:00
Dichiaro finalmente finita la mia pazzia.
Cosa mi avevo fatto credere che avrei potuto semplicemente appostarmi davanti ad un albergo oppure girare in centro per poter vedere un hallyu star?

Domenica
ore 11:00
Park Seo Joon posta una foto davanti al Colosseo, probabilmente della sera precedente. L’introvabile Seo Joon era già a Roma mentre pensavamo fosse ancora a gironzolare per Milano. Proprio come due anni fa, posta le sue foto in luoghi famigliari (Brera, Colonne di San Lorenzo, Naviglio, Como) non in tempo reale.
psj2015vs2017

ore 11:10
Riparte il pedinamento da Roma, là fuori ci sono delle ragazze che sono andate direttamente all’aeroporto.

Pechino Express: Filippine

settembre 16, 2017 § Lascia un commento

Mi hanno detto che devo assolutamente vedere Pechino Express perché la prima tappa sarà nelle Filippine. Sono anni che non guardo la TV, da teledipendente che ero, ho smesso completamente di guardarla a favore del PC, youtube per lo più e i kdrama, di trasmissioni italiane quasi nulla neanche online.

I protagonisti:
È un reality/survival show arrivato alla sua sesta edizione, condotto da Costantino della Gherardesca (ma quanto è dimagrito) in cui otto coppie (gli amici: Alice Venturi e Guglielmo Scilla; le caporali: Antonella Elia e Jill Cooper; las estrellas: Olfo Bosé e Rafael Amargo; Figlia e matrigna: Eugenia Costantini e Agata Cannizzaro; le clubber: Valentina Pegorer ed Ema Stokholma; gli Egger: Cristina Vittoria Egger Bertotti e Alessandro Egger; i maschi: Francesco Arca e Rocco Giusti; i modaioli: Marcelo Burlon e Michele Lamanna) si sfidano fra di loro cercando di raggiungere la meta finale.

Ammetto la mia ignoranza, conosco solo Guglielmo Scilla aka Willwoosh su youtube, Antonella Elia aka “ma quella non ha fatto Non è la Rai?”, Jill Cooper aka “quella non faceva le televendite di prodotti di fitness?” e Francesco Arca aka “ma quello non ha fatto Uomini e Donne?”. Ancora devo capire il perché dei nomi delle coppie, perché caporali, perché las estrellas (solo perché sono delle stelle in Spagna?), perché i maschi… non potevano trovare altre definizioni? Questo riferito soprattutto ai maschi e qui ci vorrebbe una gif di Capitan Ovvio.

pechino

Verso il Sol Levante
In dieci puntate, Pechino Express farà tappa nelle Filippine e a Taiwan per arrivare infine in Giappone. Non so ancora se continuerò a seguirlo, ma finché ci sono le Filippine (e forse anche il Giappone), Pechino Express ha la mia attenzione e il mio interesse.

Conclusioni:
– Guardando la puntata, mi è sembrato di aver avuto un déjà vu e poi dopo, ho associato gli Egger con la coppia “marchesa e maggiordomo” (Daniela del Secco D’Aragona e Gregory della seconda edizione), non ho visto molta TV negli ultimi anni ma questa marchesa me la ricordo abbastanza bene.
Guardando un altro tipo di TV, per la precisione quella coreana (ebbene sì mi guardo anche i reality coreani chiamati variety), mi sono abituata ad un certo genere di “reality” in cui i partecipanti non sono forzatamente “personaggi”. Mi spiego meglio. The Return of Superman, Three Meals a Day, Grandpas Over Flowers, Youth Over Flowers, Battle Trip, Slam Dunk Sisters, e tanti altri variety, hanno per partecipanti attori, cantanti, idol, personaggi televisivi che non fanno chissà che cosa all’interno del programma, non cercano per forza di diventare un personaggio ma piuttosto, complice l’editing dei filmati e forse il contesto di non competizione (i variety coreani che ho visto non erano survival reality) fanno emergere il loro lato “umano”, il ragazzo/a della porta accanto, l’amico/a che hai sempre avuto (con tutti i pro e i contro degli amici). Non per altro, per molte celebrità coreane partecipare ad un reality potrebbe significare togliere quel velo di “personaggio” che si sono create rendendole quasi “approcciabili” agli occhi degli spettatori. Potrebbe essere pericoloso per la loro carriera ma a volte è benefico.
– Guardare le cose su raiplay è una chiavica, non funziona! E quando funziona ti devi sorbire tantissime pubblicità.
Un coach per la pronuncia delle frasi, lo potevano assumere prima di far dire tutti quei “ng” e “mg” a Costantino.
Non è che se ripeti e scandisci le sillabe delle parole/frasi in italiano alzando anche un po’ la voce ti fai capire meglio dai filippini, della serie “QUAN-TI-A-BI-TAN-TI?”. Piuttosto è meglio usare l’inglese (lo parlano e lo capiscono bene o male tutti, dai bambini agli anziani, nei villaggi più remoti fino alle metropoli) e lo spagnolo.
– Le coppie partecipanti sono pessime in matematica (o come dice lo stereotipo, gli asiatici sono dei geni in matematica)
– Baci, abbracci e comunque manifestazioni fisiche di ringraziamento/affetto non sono proprio comuni nelle Filippine, le effusioni non si fanno in pubblico e imbarazzano molto i filippini.
– Non so quanto siano effettivamente generosi, gentili, ospitali e accoglienti i filippini. Quando parlano in filippino sembrano genuinamente disposti ad aiutare senza volere niente in cambio. Certo è che se gli punti addosso una telecamera chiedendo da mangiare e un posto dove dormire, non so quanti avrebbero avuto il coraggio di dire no apertamente.
Dovrebbero rivedere questa parte del gioco. 1 euro al giorno a testa significa avere ca. 61 php con il cambio di oggi. E con 61 pesos puoi mangiare e forse spostarti con le jeep o le trycicle ma non certo trovare dove dormire. Un po’ di dignità, non si possono vedere (io non le sopporto) queste scene di suppliche per avere un posto dove dormire.
– Ero rimasta a 7107 isole, ma a quanto pare nel 2016 hanno ufficialmente censito 7641 isole nelle Filippine. Si impara sempre qualcosa di nuovo!
– Grazie si dice “salamat” [sàlamat] come tagalog si pronuncia [tàgalog]. Dimenticatevi delle parole piane (accento sulla penultima sillaba) e iniziate a metterlo sempre o quasi sempre sulla prima sillaba quando pronunciate qualche parola in filippino. E soprattutto non ci si saluta e non si ringrazia tenendo le mani congiunte davanti al petto, è più una caratteristica dei tailandesi e degli indiani, i filippini lo fanno con una stretta di mano.
– Adoro Sinon Loresca e comunque lo adorerei lo stesso anche se non fosse stato pubblicizzato come il conduttore di un daytime show (ospite fisso forse) e il più grande webstar delle Filippine.

Frasi Memorabili
– “Non troviamo un passaggio neanche a pagarlo oro.” Ma tesoro… questo passaggio lo stai chiedendo e non pagando e anche volendo hai appena un euro per pagarlo.
– “You know Mr Aurelio, the mayor? My first cat, his name was Aurelio.”
– “Non spazzolare il Cristo!” “Ma che, è tutto pieno di polvere… […] Lo faccio anche due volte, perché Cristo si può spazzolare anche due volte.”
– “Ad uno che ha fatto il classico, non rispondo.”

Rispondimi 1988…

agosto 16, 2017 § Lascia un commento

Qualche anno dopo, siamo nel 1994 e i ragazzi di Ssamundong sono cresciuti e un po’ più maturati ma sono sempre gli stessi amici di prima, qualcuno ha acquisito un po’ di coraggio e qualcun altro si crogiola per il rimpianto.

Al destino non importa del tuo volere.
Se intendi usare il termine “destino”, devi farlo nei momenti in cui ti tocca.
In quel caso si tratta di “destino”.
È per questo che un altro modo di chiamarlo è “tempismo”.
Se oggi non avessi beccato tutti quei semafori, se quel dannato semaforo rosso mi avesse aiutato una sola volta, potrei trovarmi di fronte a lei, come il destino vorrebbe.
Il mio primo amore mi è sempre stato fregato da quel tempismo accattone.
Dannato tempismo.

È Jung Hwan che parla, si allontana sulla sua jeep dopo aver visto Taek correre verso l’auditorium del concerto di Lee Seung Hwan dove c’è una Deok Seon tremolante dal freddo. Era uscita lo stesso, in pantofole e senza giacca per far vedere agli amici che, no, non era stata mollata per l’ennesima volta.
Nel frattempo, Jung Bong aspetta Maggie/Mi Ok, il suo appuntamento al buio (ri)conosciuta online “al primo piano, non al secondo” di un ristorante dove si erano dati il primo appuntamento anni fa. Bo Ra si trova davanti Sun Woo, che ha fatto un favore al suo sunbae soprannominato Spazzatura/Sseureki (crossover del personaggio di Jung Woo e di Go Ara da Reply 1994). La remota possibilità che fosse Sun Woo a presentarsi si era verificata e Bo Ra ha avuto ragione a scommettere sul restante 1% di speranza per ricominciare.
Non per altro, l’episodio 18 si chiama “Addio, Primo Amore”, ma ciò nonostante, qui si presenta una seconda occasione per tutti tranne che per Jung Hwan. Ha esitato ad uscire dal cinema dove stava guardando Forrest Gump con Dong Ryong. Nella sua jeep, si dispera ancora di più sentendo dalla radio che Taek ha dato forfeit non presentandosi alla partita di baduk per la Coppa Bacco, la prima rinuncia nella sua carriera per “motivo personale”.

Alla fine, il destino e il tempismo, non sono coincidenze che ti vengono a cercare.
Sono momenti miracolosi creati da decisione disperate.
È la rinuncia e la capacità di prendere decisioni senza esitazione e creare il tempismo.
Quel farabutto era molto più disperato ed io avrei dovuto raccogliere più coraggio.
L’evento nefasto non fu il semaforo… Né il tempismo…
Ma fu la mia esitazione infinita.

Deok Seon e Taek entrano nell’auditorium per il concerto e lui finge di credere che lei non è stata mollata ma che il suo appuntamento ha avuto un grosso incidente mentre veniva al concerto.

La vita è come una scatola di cioccolatini.
Prima di aprirla non sai cosa ci troverai.
Anche se prendi un cioccolatino amaro, non hai scelta.
È questo il destino che ho scelto.
Non esiste rimpianto, lamento e dolore al cuore.


Alcuni giorni dopo, i ragazzi si ritrovano per bere qualcosa insieme, ci sono tutti, meno Taek che è sulla strada verso il pojamangcha dopo un torneo di baduk. Deok Seon continua a guardare il suo cercapersone, Taek tarda ad arrivare e questo non passa inosservato a Jung Hwan . Dong Ryong chiede a Jung Hwan se avesse ancora il suo “anello di fidanzamento”, è un anello che viene dato a chi prende il diploma delle Forze Armate e che viene dato poi all’amata di turno. Dong Ryong lo vuole per sé. Jung Hwan se lo guarda e se lo rimira. Gli altri scherzano che moriranno prima di vederlo fare una proposta e in tal caso lo incalzano a farlo prima che muoiano, e di non vivere da solo. Jung Hwan si fa serio e apre il contenitore dell’anello davanti a lei.

Deok Seon-a
Avevo intenzione di dartelo quando mi sono diplomato, ma te lo do ora.
Mi piaci.
Hai idea delle cose che ho fatto per te?
Aspettavo un’ora davanti al cancello solo per poter andare a scuola insieme a te.
Finché non tornavi dall’aula studio… Non riuscivo a dormire perché ero preoccupato.
“Perché ci mette così tanto?”
“Si sarà di nuovo addormentata?”
Ehi, ero solo e sempre in ansia per te. Per te.
Le volte che ci incontravamo per caso sull’autobus, la volta che siamo andati al concerto, e il giorno del mio compleanno quando mi hai regalato una maglia…
Ero così… Ero talmente felice che pensavo sarei impazzito.
Voglio vederti più di una dozzina di volte al giorno. Mi piaceva quando ci incontravamo.
È da tanto che volevo dirti tutte queste cose.
Mi piaci un sacco. Ti amo.

Io ci ho creduto. Era la confessione d’amore che non era riuscito a fare in tutti quegli anni, era sincero ed era molto sentito, era il riscatto per la sua infinita esitazione.
Poi è passato un troll ed ha annebbiato la mente degli autori, mi sono crollate le braccia, mi si è spezzato il cuore. Jung Hwan si rimette la maschera e si gira verso Dong Ryong: “Contento, idiota?”
Ecco cos’era, stava facendo la sua confessione “prima che muoiano i suoi amici.”
Più dell’occasione perduta, più dell’esitazione infinita della scena del concerto, ho trovato questa scena più straziante. Poter finalmente dire la confessione d’amore per poi rimangiarselo come se fosse uno scherzo, Jung Hwan-a sei entrato nella storia dei second lead dei k-drama.
E Ryu Joon Yeol entrava di diritto tra i miei attori preferiti e Hyeri diventava un pochino più simpatica e più brava come attrice.

Reply 1988, non potevi sapere che nel 2017 questi due potessero stare insieme, con tanto di conferma delle loro agenzie, C-JeS Entertainment e DreamT Entertainment. Questa notizia non può che rallegrare tutte quelle che hanno visto l’intesa di questi due e la piega diversa rispetto alle premesse iniziali che prendeva il drama. Insomma la realtà è sempre meglio dei drama.

Scontro di (in)civiltà in posta

agosto 7, 2017 § 1 Commento

Questa è una piccola storia di ordinario razzismo in posta.
Avete mai ricevuto un avviso di giacenza dalle poste italiane? È uno di quegli scontrini dove vi invitano a ritirare una corrispondenza o un pacco presso un tale ufficio postale, il giorno x, e in fondo vi è lo spazio per delegare un’altra persona.

È un trafiletto scritto fitto fitto ma in cui ci sono veramente tutte le informazioni necessarie. Il problema è che la gente non legge, si reca in posta, aspetta in fila inutilmente per poi sentirsi dire che manca la firma e il documento di chi delega, oppure che hanno sbagliato ufficio postale oppure il giorno del ritiro o addirittura che è l’avviso di giacenza di un’altra agenzia postale.
Le frasi di risposta tra lo stupito, incazzato e imbarazzato variano da
“Firmo io”,
“Firmo io, tanto sono… (grado di parentela)“,
“Dove sta scritto che va portato il documento?”,
“Perché ha bisogno di controllare anche il mio documento?”, 
“Ma io sono sempre venuto qui per ritirare, perché devo andare lì?”,
“Non me la può dare (la corrispondenza)?”,
“Dove sta il mio pacco, se non ce l’avete voi?”,
“Ma come sarebbe che è tornata al mittente?” e così via…

Bisogna sempre andare in posta per assistere a uno scambio di questo genere:

“Devo ritirare questo.”
“Lei è l’intestatario? Le dispiace darmi un documento?… Ah, ma non è lei”
“È mio figlio.”
“Suo figlio è minorenne?”
“No, ha 29 anni.”
“Allora qui manca la firma del delegante.”
“Firmo io, sono il padre.”
“Lei è responsabile di quello che fa, ma a prescindere dalla firma, devo anche guardare il documento di chi la delega.”
“Dove sta scritto? Fate sempre perdere tempo alla gente. Porco d**!”
Altre bestemmie cercando di fare la voce grossa, e dall’altra parte del bancone l’impiegata italiana di origine straniera forse inizia a spazientirsi ma non risponde.
“Me la dia, porco d**.
Ora, uno può sentire tutte le parolacce del mondo, se sono in altre lingue tanto meglio, perché tanto non le capiamo, ma le bestemmie… no. Per un qualche motivo, non necessariamente per fede religiosa, infastidiscono e dall’altra parte del bancone, l’impiegata italiana di origine straniera si è davvero spazientita e saluta con
“Arrivederci, io vado avanti con i numeri.”
Il bestemmiatore ignorato inizia ad attaccare, gli ignoranti lo fanno sempre quando non hanno una valida argomentazione per ribattere.
“Porco d**, ca**o, venite qui a comandare e a rubare il lavoro agli italiani, perché non te ne torni a casa tua e non mi dai questa raccomandata?”
“Si sposti per favore, sta bloccando la coda. Bastava leggere per non perdere tempo.”

Per me è stato un modo piuttosto indolore per liquidarlo, gli ha dato dell’ignorante implicitamente. In fondo, non c’era bisogno di andare sul personale, e non c’era bisogno di insistere e di offendere soprattutto quando non si ha ragione e quando dall’altra parte, l’altra persona non può ribattere a suo piacimento perché sta lavorando e non può mandare a quel paese l’etica lavorativa o il suo posto di lavoro per colpa di un cliente ignorante e stupido.
E voi come avreste risposto? O cosa avreste fatto se aveste assistito a questa scena?

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